jump to navigation

Eppure l’Oca è Contrada …”femminista” 29 gennaio, 2010

Posted by campodelleidee in Il Palio e le Contrade.
comments closed

Dopo le polemiche insorte appena conosciuta la sentenza del giudice civile sulla domanda presentata da un folto gruppo di donne protettrici della Nobil Contrada dell’Oca per poter votare nelle istanze decisionali e per godere del diritto elettorale attivo e passivo in occasione delle consultazioni indette allo scopo di rinnovare gli organi dirigenti è utile approfondire temi che saranno ancora motivo di accese controversie ed hanno risvolti non trascurabili di carattere generale. Non mi addentro in argomentazioni di taglio strettamente giuridico. È  utile almeno richiamarle in breve, se non altro per correggere le grossolane semplificazioni con le quali certa stampa ha confezionato la notizia. Non risponde al vero dire che il giudice ha negato il diritto di voto alle donne. C’è perfino chi ha titolato: “A Siena le donne non votano”. Risulta chiaro, anche ad un lettore incompetente, che la sentenza vergata dal giudice Ugo Bellini non ha accolto la domanda perché ritenuta inammissibile a causa della “carenza di interesse e di legittimazione ad agire in relazione alla natura di tutela richiesta”. In parole povere, e cercando di tradurre dal “giuridichese” in una lingua d’uso quotidiano, il gruppo delle sessantadue “attrici”, poi ampliatosi, avrebbe avanzato una “pretesa collettiva” senza averne il mandato e addirittura senza l’approvazione della Società delle donne.

Semmai la richiesta doveva esser formulata – si fa notare – “uti singulae” – nella sentenza si scrive erroneamente “uti singulis” – , cioè da ciascuna in relazione alla lesione di un proprio individuale interesse, ma la riconversione per questa più puntuale portata è stata tardiva, sicché la pronuncia non ne ha tenuto conto. La sentenza è quindi basata su un discorso essenzialmente di impostazione  processuale. Non chiude affatto a futuri sviluppi. E anzi si precisa che sarebbe stato del tutto corretto richiedere “una pronuncia di illegittimità per violazione di legge o di statuto” in relazione a atti effettivamente assunti. Ma non è sugli eventuali svolgimenti giurisdizionali che intendo qui soffermarmi. Ci sono passaggi nel testo (assai complicato) che meritano particolare attenzione, perché hanno riflessi che coinvolgono le Contrade in quanto tali. Ad un certo punto si accenna da una delle parti a un “difetto di giurisdizione” e si sottolinea l’“autonomia e separazione dei due ordinamenti”, quello della Contrada e quello statale, per dedurne che il principio di parità tra i sessi sancito dalla Costituzione non deve avere di necessità riscontro nell’ambito di organismi governati da secolari, ultra millenarie, tradizioni e consuetudini. Si intravede in queste tesi un’idea di “pluralismo giuridico” che confinerebbe l’universo contradale in uno spazio separato rispetto ai principi e alle leggi vigenti. Se così fosse, verrebbero vanificate acquisizioni raggiunte dopo un pluridecennale impegno di chiarificazione dottrinaria (Cantucci, Balocchi, Grottanelli de’ Santi, Comporti) e pratica legislativa. Le Contrade hanno personalità giuridica pubblica e nella comunità senese manifestano i caratteri di istituzioni incaricate di rilevanti funzioni di interesse universale. Sono sottoposte a controllo da parte del Comune. Sono soggetti riconosciuti in leggi statali. Hanno un’investitura di rappresentatività, non solo in occasione del Palio, che le sottrae al capriccio di norme associative ritagliate sulla volontà di aderenti ad un bizzarro club a finalità particolari.

Una discriminazione tra aderenti di identica condizione, adottata sulla base di un’antica consuetudine non tradotta in norma scritta e statutaria, come può essere considerata intangibile? La Contrada ha nella cultura senese un orgoglio “statuale”, una valenza, appunto, istituzionale e partecipa a pieno titolo dell’ordinamento della Repubblica. Che la Società delle donne sia aperta solo alle donne, o che un club di bocciofili non preveda l’adesione di chi non è dedito alle bocce non è certo imputabile a discriminazioni di sesso, né di altro tipo. Ma una sede nella quale si esprime il popolo, un “popolo” nella sua interezza, come può non ammettere la partecipazione attiva e deliberante di una sua componente? Da questo punto di vista ci si può chiedere se esigere un diritto “erga omnes”, valido per tutti gli appartenenti, sia riducibile ad un interesse parziale di singoli, e se la controversia sia circoscrivibile entro le Stanze d’una Contrada.

Oltre agli aspetti “politici” del problema ci sono poi evidenti elementi che attengono all’immagine che si offre delle Contrade e della città. Francamente la consuetudine che si difende è ormai tanto anacronistica quanto incomprensibile e genera opinioni errate che non convengono a nessuno. Ho abbozzato alcuni elementi di riflessione in totale sincerità senza ricorrere a sottintesi diplomatici e oblique allusioni, nel pieno rispetto dell’incoercibile autonomia  d’una Contrada così ricca di storia gloriosa e illustre di tanto care presenze. So bene che la sfida con la quale l’Oca ha fino a oggi inalberato con aspra fedeltà ad una sua severa consuetudine il divieto di cui si discute non ha coinciso affatto e non coincide in alcun modo con intenti di discriminazione e di sottovalutazione. Se c’è un sodalizio nel quale la donna abbia avuto un protagonismo eccezionale e una convinta  esaltazione questo porta i colori di Fontebranda. Chi ha letto le pagine, di recente edite, dedicate al centenario dell’istituzione – per certi versi moderna rifondazione – nell’Oca della “Signoria femminile” sa quanto generosa, e da tutti riconosciuta, sia stata – e sia – la presenza di donne che si sono distinte per energia e carattere. Non c’è bisogno di rammentare la ribellione dell’antenata più celebre: le parole di fuoco dettate da Caterina di Jacopo di Benincasa. Si dirà da parte di certuni che votare conta fino a un certo punto, e anche molte donne si ritengono privilegiate a non doversi immischiare nelle contese elettorali. Ebbene: essere titolari d’un diritto non significa esercitarlo. Chi vuol restare attaccato a una consuetudine oggi illeggibile può farlo. Accordare un diritto a tutte – a tutti – non significa costringere tutte – tutti – a goderne. Resta il fatto che, in sintonia con quanto avvenuto nella società, le donne anche nelle Contrade hanno esercitato un diritto fondamentale, che concorre oltretutto sostanzialmente a dare legittimazione alle funzioni dirigenziali esercitate nei confronti di tutti gli appartenenti. Dodici donne hanno svolto compiti di Capitano, sette di Priore. In nessun’ altra Contrada sussiste un indirizzo ormai inaccettabile. L’Oca – si può metter così – ci ha tenuto a onorare rigidamente un’usanza che viene da lontano. Ha sfidato il buonsenso con l’ironica spavalderia di chi non teme d’essere in disaccordo coi tempi. La sua sfida – se tale voleva essere – l’ha vinta. Sarà l’ultima a “cedere”. Ma ora, se non vuol generare equivoci che rischiano di offuscare la sua stessa vicenda, ha il compito di trovare, in autonomia e concordia, la strada migliore per eliminare un’ombra. Volere o no, il diritto al voto riveste anche un significato simbolico. In una città che ai simboli e ai gesti assegna un ruolo decisivo il persistere di un’usanza  molto datata si risolve di fatto in un disdoro per tutti spiacevole.  

Roberto Barzanti       

“Corriere di Siena”, 28 gennaio 2010, p. 7

L’oca siamo noi 22 gennaio, 2010

Posted by campodelleidee in Il Palio e le Contrade.
comments closed

Ogni poco ci ripensa e non le va giù. Incontro Gianna Nannini a Milano, mentre si offre alla macchina fotografica per un servizio che la obbliga a cento pose. Rugge impaziente e ritorna sulla sentenza del giudice civile che ha dichiarato inammissibile la domanda avanzata da sessantadue (e più) donne dell’ Oca – lei è una del gruppo, e non certo la più quieta – che reclamavano il diritto di voto per l’elezione dei dirigenti della loro Contrada. “Ti pare possibile? Siamo rimaste noi sole a Siena che non possiamo votare. Una roba assurda, perché senza la passione delle donne che sarebbe il Palio? E senza il lavoro delle donne che sarebbe la Contrada? E senza i loro canti di cuore e voce? Noi questo diritto l’abbiamo. Ma che ha detto questo giudice?”. Spiego che il giudice non si è pronunciato nel merito. Ha solo osservato che sarebbe stata necessaria una base più larga o un mandato da parte della (centenaria) Società delle donne, che è l’istanza rappresentativa abilitata a parlare a nome di tutte. È stata, invece, “azionata da singole associate una pretesa collettiva”. Il discorso, dunque, è apertissimo. Sarebbe preferibile che la Contrada stessa risolvesse autonomamente il problema, senza che prosegua un’antipatica guerricciola in sede giurisdizionale. “Figurati se le donne hanno voglia – sbotta in ghignate sorriso – di far guerra. Si tratta di rimuovere una situazione assurda. Ai giorni d’oggi una tradizione di questo genere non è più tollerabile, anche le tradizioni invecchiano, e si ossificano se non sono rinnovate”. La chiacchierata procede a frammenti in un turbinio di luci. Lei si muove come una ragazza, atletica e leggera. Parlare dell’Oca la riporta all’infanzia: “Sai quanto mi dispiace dover  baccagliare fuori dalle stanze della Contrada di queste cose. Per me la Contrada è più d’una casa. Quando vengo a Siena ci torno sempre a visitare la camera dell’abitazione dove sono nata, in via delle Terme, all’angolo con via Santa Caterina, al secondo piano, e mi pare di ritrovare la sorgente di tutta la mia vita. Fui battezzata dell’Oca prima della cerimonia ufficiale. Appena nacqui fu Jolanda a sventolarmi addosso la bandiera dai tre colori. Ne fui avvolta e il fruscio di quella bandiera fu la prima musica che mi entrò in testa”. Chi era questa Jolanda che ti introdusse subito nel labirinto del Palio?. “Jolanda era una di quelle donne che vanno per le spicce con una faccia rubizza e ovale che sembrava l’uovo di Pasqua e una crocchia in testa che la faceva assomigliare a una figura ottocentesca. Mi insegnò anche i primi canti: ‘S’è sempre comandato e sempre si comanda, siamo di Fontebranda’.” Del Palio vinto nel ’59 Gianna ha ricordi molto fievoli, non così di quelli del ’68 e del ’69, tutti e due conquistati con il mitico Andrea De Gortes detto Aceto. “Che meraviglia! Mi pare di rivederla la tavola imbandita giù giù a precipizio per la via che porta alla Fonte, con i ricami delle lampadine che roteavano sulla testa dei commensali, e gli stornelli a perdifiato! Lo sai che anche certe mie canzoni io le lego alle date del Palio? Il 1984 è stato per me l’anno di Fotoromanza ed è anche l’anno in cui rivinse il Papero, a luglio”. Papero, Paperone, si deve sapere, è il nomignolo dispregiativo per esuberanza d’affetto che i contradaioli riservano all’animale-totem della loro fanatica devozione.  “Ma, pensa la sfiga – riprende Gianna –, io la corsa dal vivo non la posso più vedere. ho un’allergia che basta un grammo di forfora d’un cavallo a farmi venire un’asma che serra la gola. Dovrei vederlo a bocca chiusa o da lontano. Sono costretta a seguirlo, accidenti, nello schermo d’un televisore, che tutto rimpicciolisce, ma non le emozioni. Poi nel dopopalio mi sfreno. Se si vince, vado fuori di me, in trance, per me il Palio è una forma di possessione, una magia”. Il fotografo l’esige tutta per sé, non approva questi intervalli, che la spingono dentro un universo di irrefrenabili sentimenti. “Sai che ti dico? Questa discussioni che mi riportano a Siena – siamo al congedo – mi rafforzano nella voglia di esordire con il mio Bruscello-pop dedicato alla Pia, in preparazione da quasi un decennio, nel Campo. Ci stiamo pensando con David Zard e spero tanto che il sogno si avveri. Ci tengo quasi come al voto delle donne dell’Oca. Ma la Pia di che Contrada era ? Sarà mica stata del Paperone?”. L’indagine è tutt’ora in corso. Se era una Tolomei, come sostengono in molti,   stava a un passo da casa tua.

Roberto Barzanti                 

“Corriere fiorentino”, 21 gennaio 2010, p. 13

Il peso del passato 22 gennaio, 2010

Posted by campodelleidee in Il Palio e le Contrade.
comments closed

 

 Quando le diatribe di Contrada vanno a finire nei meandri della giurisdizione ordinaria non c’è mai da sapere quello che scappa fuori. Chi se lo sarebbe aspettato che un tribunale della Repubblica italiana non accogliesse un ricorso teso a chiedere il diritto di voto delle donne nell’anno di grazia  2010? Invece è accaduto, ma se si legge bene il testo della sentenza è facile constatare che il complicato ragionamento dell’estensore, Ugo Bellini, verte tutto su elementi procedurali. Le sessantadue promotrici dell’azione, le “attrici”, hanno preteso di rappresentare tutto il mondo femminile della Nobil Contrada dell’Oca quando – si fa osservare – non ne avevano il mandato e hanno così infranto i limiti previsti per le class actions. Si deve infatti sapere che centinaia di donne di Fontebranda non erano affatto d’accordo con quante si son fatte portatrici di questa sacrosanta esigenza di eguaglianza. Il giudice, pertanto, non ha potuto interpretare l’istanza in termini di volontà generale. L’amareggiante rigetto non mette comunque punto a una vicenda che viene da lontano. L’avvocato Marco Comporti, addentro alle questioni di Palio e agli umori dei rioni, pensa che una via d’uscita potrebbe essere quella di reimpostare la causa per ottenere un diritto fruibile solo dalle singole reclamanti. Ancora decisioni precise non sono state assunte. Fatto è che le protagoniste della rivolta non hanno alcuna intenzione di mollare. L’ocaiola Gianna Nannini, appresa la notizia, non ha nascosto il disappunto: “Bisogna andare avanti a testa bassa” ha proclamato. E le altre del gruppo non intendono far marcia indietro. I dirigenti della Contrada, a partire dal governatore Giuliano Manganelli, rifletteranno sul da farsi. Già qualcosa si era mosso, era stata coniata la formula, dal sapore moroteo, dell’ “integrazione progressiva”: in modo da  delineare un’evoluzione condivisibile anche dai più riottosi. Ma, oggi come oggi, le astuzie diplomatiche fanno acqua. Tanto più che l’Oca è rimasta l’unica Contrada a negare un diritto fondamentale in nome di una fedeltà alla consuetudine diventata decrepito ossequio ad un passato lontanissimo. Ci sono state e ci sono donne-Capitano, donne-Priore: che senso ha far sopravvivere una discriminazione motivata dal sesso? Probabilmente in questa paradossale iterazione c’è stata una sorta di sfida, ironica e beffarda. Se non che, con gli anni, la sfida è diventata anacronistica e basta. Parecchie delle donne che non sono state disponibili a rivolgersi a un tribunale per acquisire il diritto all’elettorato attivo e passivo l’hanno fatto col sorriso sulle labbra: “Per noi è un privilegio non immischiarsi nelle beghe elettorali”. Altre avranno avuto a che ridire nel portare una lite interna fuori dall’amato sodalizio. Comunque stiano le cose, sembra venuto il momento della saggezza. Vanno bene l’orgoglio di sé e l’autonomia sbandierata ai quattro venti, ma come può essere accettata una linea di così rancida conservazione quando il protagonismo femminile s’è fatto nel Palio massiccio e gioiosamente invasivo? Hanno smesso da un pezzo, le donne dei rioni, di cucire bandiere, curare costumi e cucinare con lena. In diverse Contrade l’otto marzo sono gli uomini a servire a tavola. Le Compagnie di donne inalberano un moderno senso della differenza. La Società dell’Oca è la più antica, e, se non tra le iscritte, tra le antenate da venerare annovera Caterina di Jacopo di Benincasa, più conosciuta come santa Caterina da Siena, che non esitò a rimbrottare re e papi. “E noi siamo qui a discutere se votare o no!”: pare incredibile, non solo a Gianna e alle altre.

Roberto Barzanti

“Corriere fiorentino”, 20 gennaio 2010, p. 1 e 12

Assunta, pugno di ferro con i fantini. 10 novembre, 2009

Posted by campodelleidee in Il Palio e le Contrade.
comments closed

Brio: “Non presenterò ricorso”. Filuferru: “Sanzione pesante”. Sgaibarre: “Non l’ho fatta lunga”

Tratto da: www.lanazione.ilsole24ore.com/siena

Siena, 10 dicembre 2009 – Ai due fantini già squalificati per Provenzano 2010 — Tittia e Salasso — potrebbero aggiungersene altri tre: Brio, Filuferru e Dè “puniti” per i fatti dell’Assunta. Il primo ha ricevuto ieri un Palio di squalifica per la nerbata a Lampante fra i canapi. (continua…)

Mossa infinita, sanzioni pesanti: carriera 2010 a rischio per due fantini. 13 ottobre, 2009

Posted by campodelleidee in Il Palio e le Contrade.
comments closed

Tratto da: www.lanazione.ilsole24ore.com/siena/cronaca

Carriera a rischio per due fantini.

Civetta: arriva il si, dal consiglio comunale, alla cena in Piazza del Campo. 9 settembre, 2009

Posted by campodelleidee in Il Palio e le Contrade.
comments closed

Dibattito molto profondo e che ha visto maggioranza e minoranza, tranne su alcune sfaccettature, parlare la stessa lingua.

Tratto da ” CORRIERE DI SIENA “. del 09/09/09.

Civetta, la cena in Piazza del Campo si farà.

La Rai ha fornito risposta all’interrogazione presentata sulla mancata diretta dello scorso Palio. 4 agosto, 2009

Posted by campodelleidee in Il Palio e le Contrade.
comments closed

” Rai, giustificzioni inaccattabili “, così Franco Ceccuzzi sulla vicenda Rai-Palio.

“NAZIONE SIENA” del 04/08/2009 - Pag. 3

Diretta Palio di luglio, la Rai risponde ma con giustificazioni inaccettabili.

Palio: Siena contro Rai per uso improprio delle immagini. 30 luglio, 2009

Posted by campodelleidee in Il Palio e le Contrade.
comments closed

Un servizio mandato in onda dal Tg2 scatena l’ira nel senese.

Tratto da : http://lanazione.ilsole24ore.com/siena

Palio: Siena contro Rai.

Basta frustini e cavalli giovani, cambiano le regole del Palio. 27 luglio, 2009

Posted by campodelleidee in Il Palio e le Contrade.
comments closed

Ordinanza del sottosegretario Francesca Martini: fuori i fantini denunciati per maltrattamento.

Tratto da :   www.corriere.it/cronache

Basta frustini e cavalli giovani.

In occasione dell’anniversario del Costituto i musei delle contrade saranno aperti al pubblico. 24 luglio, 2009

Posted by campodelleidee in Arte e Cultura, Il Palio e le Contrade.
comments closed

Settecento anni fà il Costituto, l’insieme delle norme che regolavano la vita della Repubblica senese, venne tradotto dal latino al volgare per una maggiore divulgazione popolare.

Per l’occasione Musei delle contrade aperti e molte altre iniziative.

“CORRIERE SIENA” del 24/07/2009 - Pag. 7

Musei delle contrade aperti.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.