Giorgio Gabbricci Roberto Raffaelli SIENA – Lunedì 6 settembre l’Amministrazione Comunale ha presentato il Pci (Piano complesso di intervento) per l’ampliamento del polo senese dell’industria farmaceutica Novartis nell’area dell’ex istituto Sclavo di Torre Fiorentina. Alla presentazione, avvenuta nei locali della Circoscrizione 1, era stata invitata la popolazione del quartiere ed erano ufficialmente presenti il sindaco Cenni, l’assessore all’urbanistica Minuti, l’architetto Valacchi del Comune, l’assessore alle attività produttive della Provincia Scarpelli e l’ingegner Vigni della Novartis. Il Pci, strumento urbanistico di recente istituzione, altro non è che la rappresentazione in maniera più dettagliata e puntuale di ciò che il Regolamento Urbanistico e prima ancora il Piano Strutturale hanno previsto per una determinata zona e riguarda trasformazioni complesse che comportano l’esecuzione programmata e contestuale di opere sia pubbliche che private. Semplificando corrisponderebbe grosso modo a quello che erano prima, nel Piano regolatore generale, i progetti-norma. Il Progetto che è stato presentato, concordato tra Novartis e Comune, prevede l’espansione di circa 20mila metri quadrati di superficie, una ristrutturazione generale dell’area, la realizzazione del nuovo centro ricerche nell’area a monte, la ristrutturazione e ampliamento del vecchio centro ricerche e interventi sul Park Hotel per adeguarlo a nuova sede di rappresentanza dell’azienda. Si ipotizza che a intervento completato graviteranno nel polo tecnologico scientifico almeno 800 addetti. Se il progetto presentato può risultare interessante dal punto di vista dello sviluppo della città e rappresentare un importante impegno della Novartis nella nostra zona, dal punto di vista dell’impatto urbanistico col quartiere, si rilevano alcuni aspetti che ci lasciano fortemente perplessi in particolare sui seguenti punti: nel progetto presentato non risulta previsto alcun collegamento diretto del complesso con la tangenziale. L’inserimento del nuovo polo tecnologico, delle dimensioni anzidette, avviene in un quartiere già appesantito dalle recenti consistenti aggiunte di edilizia abitativa (Via del Petriccio, via Dante, via Gabbrielli,Stellino, via Napoli ecc.), dal traffico, sempre in aumento, in uscita dalla tangenziale e diretto verso il centro storico e verso il Policlinico e strutture ad esso collegate, e verrà ulteriormente appesantito dalla programmata riutilizzazione dell’ex scuola media Alfieri (via Tolomei) come struttura di uso pubblico (Asl area vasta?). Vale la pena di ricordare che le amministrazioni comunali degli anni settanta avevano condiviso e concordato con i rappresentanti del quartiere un insieme di misure per renderlo più vivibile e non appesantirne ulteriormente le infrastrutture. Erano i tempi in cui si riteneva , anche da parte degli addetti ai lavori, che a completamento delle edificazioni previste, il quartiere Petriccio-Acquacalda-Stellino sarebbe giunto a saturazione; seguendo questo criterio non fu per esempio, autorizzata nel quartiere la costruzione della nuova sede dell’istituto Autonomo Case Popolari. Le strutture industriali, ancorchè afferenti al terziario, (e in specie quelle chimiche e biologiche) sono in ogni caso un potenziale problema di sicurezza. La viabilità di ingresso/uscita del polo tecnologico Novartis si innesterebbe in quella del quartiere nei punti storicamente e cronicamente critici, quali gli incroci di Uncinello, la rotatoria dello Stellino e la rotatoria di raccordo per la tangenziale ovest, per raggiungere la quale, dal termine della potenziata via Milanesi si dovrebbero percorrere le strade interne del Petriccio; per non parlare poi dell’accesso dalla strada di Marciano. Le opere di urbanizzazione, a detta della Amministrazione Comunale, saranno eseguite, dal Comune, in contemporanea con i lavori interni alla ex Sclavo e saranno finanziate con i proventi degli oneri concessori che pagherà la Novartis, quando andrà a richiedere le varie autorizzazioni al Comune. Le infrastrutture urbanistiche aggiuntive, di interesse del quartiere, dovrebbero essere una rotatoria all’innesto di viale Sclavo con via Fiorentina, con conseguente eliminazione dei semafori, e l’allargamento di via Milanesi. Ci pare ben poca cosa in rapporto alla dimensione dell’intervento previsto dal Pci ed agli oneri ex legge Bucalossi che il Comune dovrebbe conseguentemente introitare. Riteniamo inoltre che, considerati i lunghi tempi necessari all’Amministrazione Comunale per appaltare i lavori, e dovendo aspettare per il loro finanziamento l’incasso dei proventi ex Bucalossi, rischieremo di trovarci nella stessa situazione, mai abbastanza stigmatizzata, di via Caduti di Vicobello: le costruzioni completate e la viabilità alternativa non ancora utilizzabile. Appare evidente quindi che sarebbe opportuno studiare un metodo che consentisse il completamento delle infrastrutture aggiuntive prima della costruzione del nuovo Polo. In conclusione i problemi reali cui abbiamo accennato e quest’ultima nostra “fantasticheria” ci fanno porre un’ultima domanda: ma perché questa interessante importante e ottima scelta della Novartis ( la scelta di creare a Siena un centro di ricerca e sviluppo di eccellenza) non può essere realizzato in adiacenza al sito produttivo di Rosia?
Piero Corti