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Siena e la Cooperazione internazionale 3 settembre, 2008

Posted by Francesco C in Identità, diversità, cooperazione.
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Intervista a Caterina Galluzzi, di Aldo Berlinguer

—- guarda le foto —-

Caterina,
tu sei una senese doc, da anni lavori per l’ONU all’estero, nella cooperazione e negli aiuti umanitari: cosa ti ha portato a fare questa scelta?

Ci penso spesso. Credo che scelte cosi radicali, che comportano spesso anche una rielaborazione della propria identità, siano in molti casi scelte non pianificate, si sa da dove si parte e non dove si arriva. Nel mio caso specifico, la mia motivazione nasce dal desiderio di conoscenza delle culture altre, dall?inclinazione a mettermi alla prova, uniti ad un profondo senso di libertà che mi permette di superare le ?paure? legate al cambiamento. E di cambiamenti ne ho attraversati molti a cominciare da una tesi di ricerca nel sud dell? India al lavoro per le elezioni al Timor Est, dall?esperienza umanitaria per le zone aride del Pakistan e i campi profughi del Afghanistan e le violenze del Darfur, fino al mio ruolo attuale di funzionario per l? agenzia ONU contro la fame nel mondo, il Programma Alimentare Mondiale in Palestina.

Trovi auspicabile che persone come te, legate alla città e alla tradizione, svolgano esperienze all’estero, vivano la diversità e magari portino poi questo contributo alla città?

Assolutamente. Non solo è auspicabile ma necessario. Vedi, Siena ?e me ne sono resa conto all?estero- è molto conosciuta nel mondo per aver attuato una sintesi armoniosa tra passato e presente e per aver mantenuto viva l? attualità del suo prodotto più famoso, il Palio, nei cuori dei suoi cittadini. Proprio grazie alla caratteristica stessa di saper vivere e interpretare il simbolismo e la passione propria dei senesi, credo che i miei concittadini si trovino in una posizione di vantaggio nel dare il loro contributo ?professionale e umano- al di fuori delle mura della nostra città.

Che ne pensi di come la cooperazione allo sviluppo viene oggi svolta dagli organismi internazionali?

Personalmente credo che nonostante le critiche, il lavoro silenzioso di chi è sul campo porta un importante sostegno alle popolazioni assistite. Si confondono spesso politica internazionale ed organismi preposti alla cooperazione, che spesso tamponano gli errori fatti proprio da una de-responsabilizzazione della diplomazia impegnata perlopiù a proteggere gli interessi del proprio stato a svantaggio della risoluzione dei conflitti. Il risultato finale e? che i paesi occidentali continuano a contribuire economicamente per la ricostruzione e l? assistenza ai paesi in via di sviluppo piuttosto che investire nei processi che favoriscono la democrazia e il rispetto della legge.

Tu saprai che anche gli enti senesi, tra cui la Fondazione, dedicano risorse alla cooperazione. Che ne pensi? E’ un impegno utile?

Certo che lo è. Anzi, auspico che la Fondazione si guadagni sempre maggiore visibilità e acquisisca un suo ruolo ?in ambito nazionale e non- non solo come ente donatore, ma possibilmente anche come promotore della formazione di chi vuole avvicinarsi in modo attivo alla cooperazione, anche impegnandosi nell?organizzazione di seminari di sensibilizzazione verso i problemi mondiali.

Riusciresti ad immaginare Siena, con le sue grandi istituzioni, come un attore importante nell?ambito del cooperazione allo sviluppo? con quali strumenti e obiettivi?

Siena deve far leva sul suo prestigio e sulla sua reputazione di garante della tradizione proprio per promuovere il rispetto delle culture, della pace e dello sviluppo economico al di fuori del suo microcosmo. Gli strumenti li abbiamo e sono quelli ispirati dalle contrade stesse, ovvero solidarietà, impegno e cooperazione verso una meta comune il cui raggiungimento significa un beneficio esteso.

Un’ultima battuta sulla tua vicenda personale: tornerai a Siena? e se si, continuerai a lavorare per questo settore?

A Siena per ora ci torno in occasione del Palio o per motivi familiari.Dopo dieci anni passati in Asia, Africa e Medio Oriente, sono spesso invogliata a rientrare a Siena. Certamente, poter continuare a lavorare in questo settore da casa mia sarebbe veramente un gran privilegio.

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