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L’edificio lineare 30 novembre, 2007

Posted by campodelleidee in Ambiente, Urbanistica, Territorio.
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Carlo Nepi
Abbiamo ritenuto di avviare un dibattito sul nuovo edificio lineare, appena inaugurato. Ospitiamo, per prima, l’opinione dell’Arch. Carlo Nepi.

<..Provo qualche disagio ad esprimermi in modo liberamente critico, come viceversa credo sarebbe giusto e fondato fare, su alcune scelte urbanistiche e realizzazioni edilizie che, un po’ ovunque, stanno trasformando lo spazio fisico della città.

Il motivo principale è costituito dalla forte resistenza ad aggiungermi alla congerie di voci che spuntano ormai  ovunque, provenienti dai più diversi soggetti, tenute insieme, così pare a me, da un filo un po’ demagogico e qualunquista.

Mi sembra si tenda infatti a criminalizzare, in modo indiscriminato e ideologico, qualsiasi attività costruttiva, ponendo tutto sullo stesso piano -si tratta sempre e comunque di eco-mostri-  dalla nuova rotonda stradale all’insediamento urbano più complesso, dalla semplice facciata restaurata financo a qualche piccola infrastruttura di quartiere, etc. etc.

Ho sempre pensato alla città come la più efficace controforma fisica della società e credo, di conseguenza, che il risultato finale dei continui, inevitabili cambiamenti urbani, finiscano per assomigliare a ciò che siamo e alla scala di valori che seguiamo.

Ciò che avviene sul territorio non è quasi mai una scelta di quel momento, proviene sempre da prima: in Italia poi non esiste operazione urbanistica o edilizia, di qualche consistenza, che duri meno di dieci, quindici anni.

Per giudicare con oggettività e cognizione di causa i vari epifenomeni oggetto di tanto discutere, sarebbe opportuno quindi sforzarsi di rintracciarne le origini e seguirne i percorsi.

Mi sento di affermare che, in generale, a Siena, al di là di singoli e specifici casi, ci troviamo a fare i conti con le scelte contenute nel Piano regolatore dei primi  anni novanta di Bernardo Secchi. Un Piano che, in modo programmatico, ha delineato un nuovo assetto della città, forzando soprattutto sul cospicuo rafforzamento del versante orientale, lungo l’asse del cosiddetto “Fiume”, ribaltando da quella parte gli approdi alla città, confermando la “cinturazione” della città antica, comunque precedente, con Viale Toselli, Cerchiaia e Massetana Romana; aderendo, forse senza volere, ad un modello, peraltro difficilmente contrastabile, di duplicazione della città, in virtù del quale le energie produttive e la maggior parte delle attività di servizio vengono costrette in zone specializzate periferiche e la città antica si specializza, a sua volta, come centro turistico,  culturale e burocratico.

Quel Piano ha allargato le maglie della città, ne ha cambiato la scala, ha messo in giuoco fasce di territorio prima escluse da qualsiasi vocazione urbana.

Ogni giudizio deve allora trasferirsi all’interno di un diverso quadro di coerenza e ogni nuova iniziativa urbanistica, così come quelle già partite da tempo e oggi in via di definizione, dovrebbe essere valutata in questa nuova prospettiva.

Il livello della discussione dovrebbe essere ricondotto più proficuamente sull’opportunità o meno di seguire ancora quel progetto di pianificazione, se vi siano ancora i presupposti per confermarlo o se invece non debba essere corretto.

Sarà certamente la nuova strumentazione urbanistica, una volta completata dal nuovo Regolamento urbanistico, a fornire tali risposte. Ma non sarebbe stato (e non sarebbe ancora) il caso, quando si mettono in moto operazioni di tale consistenza, così profondi cambiamenti nei tessuti urbani, di costruire forme e strumenti di effettiva informazione e partecipazione, attraverso i quali  sottoporre le scelte ad un’autentica verifica democratica e, magari, favorire la formazione di un adeguato e consapevole consenso?

I silenzi timorosi, i tecnicismi astrusi, le cappe insonorizzate della burocrazia producono, come unico effetto, la crescita della diffidenza e la voglia di opporsi, anche in chi non sia necessariamente o negativamente prevenuto.

A questo proposito va detto che la vicenda della Stazione non può essere annoverata tra le vicende opache o sottratte al giudizio della gente: quell’intervento faceva parte del Piano regolatore fin dal 1990 ed era tra i più significativi Progetti Norma di quel Piano; fu successivamente sottoposto a concorso nazionale di idee, un concorso largamente partecipato che terminò con un vincitore, dichiarato da una apposita commissione giudicatrice, e mandato in appalto dall’Amministrazione comunale.

Se è stato un errore si è trattato certamente di un errore ben soppesato e pervicacemente perseguito. Quanto all’esito, per quanto è possibile giudicare  oggi, direi che si tratta di un edificio architettonicamente mediocre, un po’ arrogante ma sufficientemente ben realizzato ( certamente il garage sotterraneo è meglio di quello pubblico realizzato sotto Piazzale Rosselli), con spazi interni in linea con le ormai classiche realizzazioni della grande distribuzione e degli ipermercati.

Tutto sommato ritengo abbia buone probabilità di diventare uno dei nuovi luoghi di scambio e di incontro della città, tenendo conto che queste sono le nuove “agorà”, le monumentali nuove basiliche dove si officiano i riti della modernità basata sui consumi. D’altra parte se l’outlet di Serravalle Scrivia è frequentato ogni anno dal triplo dei visitatori di Pompei…>

  

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