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Aeroporto: Sembra giusto definirlo completamento infrastrutturale. E obbligatorio dare dimensioni plausibili alle previsioni 11 novembre, 2007

Posted by campodelleidee in Ambiente, Urbanistica, Territorio.
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Roberto Barzanti
Il dibattito sul futuro dell’aeroporto di Ampugnano procede tra utili interventi e vane punzecchiature. Il segretario del Pd usa a sostegno del ridimensionato – quanto? – progetto Galaxy le più disparate argomentazioni. Tira fuori una citazione da Veltroni che più scontata non potrebbe essere. Certo che per conservare bisogna fare: gestire, restaurare, progettare, modificare se necessario, innovare secondo criterio e misura.Il fatto è che le cifre finora date e le proiezioni di “sviluppo” finora prospettate non configurano affatto per lo scalo di Ampugnano quel “completamento infrastrutturale” che a suo tempo era correttamente iscritto nei programmi politici presentati agli elettori. In situazioni come questa innovazione si ha quando, a partire da una infrastruttura esistente, la si dota di quelle attrezzature tecnologiche e di quei servizi complementari che la rendano funzionale in un quadro sicuro di compatibilità (non solo ecologiche) ed in una visione come minimo regionale. Nessuno, o quasi, si prende la briga di riprendere o smentire le indicazioni programmatiche sottoposte a suo tempo all’attenzione dei cittadini, forse perché contraddirebbero del tutto la via – o la pista – che sembra doversi imboccare per forza. Perché si abbia un confronto di merito credo sia indispensabile non prendere come verbo intoccabile il progetto propagandato, ma uno che rispetti vincoli, parametri e finalità stabilite sulla base di studi e piani elaborati con cura. Poi si tira in ballo la Novartis e si lega la sua stessa permanenza qui alla disponibilità di un grande aeroporto, giusto nei pressi della sua sede. Per intensi che siano – augurabilmente – i flussi di ricercatori, addetti e prodotti (?) su scala internazionale, non si vede come queste necessità implichino le dimensioni aeroportuali ad oggi previste. Nessuna industria, del resto, pretende di avere un aeroporto sotto casa a prescindere da preliminari e fondamentali considerazioni di interesse generale. Sarebbe un bel guaio. La questione nodale è, come ha fatto notare la Cgil in un documento molto economicistico e parziale, il funzionamento di un sistema delle comunicazioni davvero integrato e moderno. Prendere l’aeroporto – almeno quello del progetto in auge – come scorciatoia è un lusso davvero improprio. Taluni fanno notare – quasi fosse una mirabolante scoperta – che i più arrabbiati per come sono state impostate le cose sono gli abitanti di Sovicille e dintorni: che c’è di strano? Il problema è di misurarsi con le valutazioni che ci sottopongono e sceverare eventuali interessi particolari da una visione più complessiva. Ma che i residenti in un territorio investito da clamorosi rivolgimenti siano preoccupati, critici e combattivi è la riprova di un amore per la propria terra che è stato, ed è, tra le virtù principali della civile Toscana. Nemmeno Siena avrebbe sempre respinto molti volgari assalti alla sua integrità se i senesi non fossero stati attaccati – talvolta parossisticamente – alla propria città, alla sua immagine e alla sua realtà vivente. E ci si meraviglia che (parte della) borghesia e (parte del) proletariato convergano in questa sana lotta. Su un lessico così rigidamente classista ci sarebbe da ridire non poco. Sfido a trovare oggi un obiettivo valido per cui battersi che non coinvolga i settori più ampi di una società. Per la tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico della nazione – art 9 della Costituzione – si deve far affidamento in una mobilitazione sempre più vasta e sensibile. Infine non mi pare che sia simpatica – quanto meno – la caricatura che si fa delle opinioni espresse da docenti, esperti, “lavoratori della conoscenza” in generale, se si vuol adottare una categoria molto comprensiva e oggi in voga. Talvolta si riduce la diversità (legittima e comprensibile) di vedute a beghe di potere accademico o a meschine gelosie disciplinari. Sembra di sentir riecheggiare gli anatemi avversi al “culturame” di scelbiana memoria.      

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