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Siena è una città di sinistra? 3 luglio, 2007

Posted by campodelleidee in Identità, diversità, cooperazione, Istituzioni e Politica.
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di Massimiliano Angelini

Non voglio fare un trattato di sociologia politica, né intendo avvalermi di dati statistici certificati da prestigiosi centri di ricerca.Diciamo che confido nell’onestà intellettuale di chi ha la voglia di leggere queste due righe, per discutere un tema troppo spesso dato per scontato e cioè: SIENA può dirsi “città di sinistra”?Del resto una città che in 50 anni non ha mai cambiato collocazione politica della propria Amministrazione, raggiungendo percentuali ben oltre il 60%, ha certamente una connotazione socio-culturale ben definita e ben individuabile. Almeno così in teoria dovrebbe essere.Eppure pare riscontrarvi qualche tratto di contraddittorietà. La più evidente è la mancanza di un tessuto industriale di una certa rilevanza, in cui significative masse operaie potessero trovarvi lavoro e costituire così un sicuro serbatoio di voti per le sinistre. Al contrario invece si rileva la presenza (storica) di un importante polo finanziario, sempre più protagonista ( a volte nel bene, a volte nel male) a livello nazionale, con un occhio molto interessato anche al mercato internazionale.Per quello che ne so io, banca e impresa dovrebbero avere interessi comuni, ed invece pare che uno dei due soggetti (l’impresa), a livello sopratutto comunale, latiti. Come mai? Quali sono i referenti principali della Banca? Solo la Provincia, il Comune, l’Università? E il sistema-impresa? Perché dare opportunità ai giovani solo nel pubblico impiego e non favorire invece l’imprenditorialità? Perché “municipalizzare” soltanto?.Ecco, in questa politica di pubblico impiego c’è l’unica essenza veramente di sinistra.Per il resto, su temi quali, ad esempio, la mobilità sociale o la pluralità di informazione, l’accesso ad un sano e costruttivo dibattito politico non si riscontrano invece atteggiamenti progressisti. E nessuno ( o qualcuno soltanto…) pare sentirne la mancanza. Come mai? Perché in questa città si ha l’impressione che la competizione non appaia affatto “equa”, ma piuttosto sembra evidente che qualcuno (in virtù di una specifica appartenenza politica o nella collocazione opportunistica dalla parte “giusta”) sia “più uguale” degli altri?E’ questa una città che tutela e preserva veramente i diritti di tutti e dà a ciascuno pari opportunità? Perché per potersi fare ascoltare e mettere a frutto le proprie competenze in questa città è imprescindibile schierarsi dalla “parte giusta”? Non c’è dunque il rischio di vivere in una città inertemente democratica? In una situazione, cioè, simile a quella descritta da Oriana Fallaci in uno dei suoi libri, in cui “tutto si può dire fuorché la verità. Tutto si può esprimere, tutto si può diffondere, fuorché il pensiero che denuncia la verità. Perché la verità mette con le spalle al muro…”?!

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