Per la professione legale. Un riordino condiviso 2 luglio, 2007
Posted by campodelleidee in Sicurezza e Giustizia.trackback
di Guido Alpa
Il sondaggio del Censis sull’avvocatura, promosso dall’Aiga e illustrato sul Sole-24 Ore del 18 luglio, si affianca a precedenti rilevazioni effettuate dal Consiglio nazionale forense e dalla Cassa di previdenza. Il sondaggio illustra il modo nel quale gli avvocati guardano a se stessi e sgombera il campo da molti luoghi comuni(l’ereditarietà degli studi legali, l’impazienza dei giovani nell’occupare posti di comando, l’accettazione incondizionata del modello nord-americano di svolgere la professione)Conferma inoltre che la maggior parte degli avvocati svolge prevalentemente l’attività in studi a struttura medio -piccola e preferisce questa forma organizzativa a quella associativa o interprofessionale; e che l’attività difensiva, pur affiancata a quella consultiva, resta prevalente. Sì cheilcuoredellaprofessioneforenseètuttoralegatoall’amministrazione della giustizia e a essa si legano le sue sorti, il suo successo, i suoi ostacoliNon potrebbe essere diversamente, perché nella società civile sono preponderanti i problemi connessi con la funzione sociale dell’avvocato, cioè con la famiglia, le successioni, la proprietà, il condominio, la responsabilità civile, i contratti di massa, le operazioni di piccole e medie imprese. D’altra parte, questo è ciò che vuole il mercato e questo è ciò che emerge dagli annali che registrano i processi pendenti ripartiti per materiaSugli introiti, poi, le cifre parlano chiaro: a differenza di un tempo, l’avvocato medio ha un reddito pari a quello di un impiegato di concetto, e, se collocato nella fascia medio- alta,a quello di un dirigenteGli spazi professionali, però, tendono a restringersi; anzi, in questi ultimi mesi sono stati taglieggiati( a cominciare dal cosiddetto indennizzo diretto); si sono aperte e poi rinchiuse prospettive di lavoro; e il lavoro stesso è divenuto più difficile, per i tempi della giustizia,l’inutile moltiplicarsi dei riti processuali, l’inasprimento della pressione fiscale dovuta all’applicazione opaca degli studi di settore. Molti invocano le leggi del mercato, senza pensare che, con i suoi 200mila professionisti, il mercato della professione forense è il più aperto dell’Unione europeaMa le cose non funzionano. Che fare per migliorare il sistema? I cambiamenti repentini imposti autoritativamente hanno sortito solo insoddisfazioni e malumori; né poteva essere altrimenti. Il processo del cambiamento che tende a conservare i valori e a modificare gli strumenti della professione avanza a tratti e sbalzi, perché gli attacchi alla professione forense distolgono forze, tempo, attenzione dai veri problemi dell’avvocaturaPer parte sua,il Cnf sta redigendo nuove tabelle tariffarie, svincolate dai tempi della giustizia; ha già approvato il regolamento per l’aggiornamento professionale obbligatorio; ha predisposto miglioramenti per il processo disciplinare; ha promosso presso gli Ordini la costituzione di organismi di conciliazione, mediazione e arbitrato, per affiancare alla giustizia togata in crisi strutturale e alla giustizia onoraria viziata da incostituzionalità una giustizia privata che operi nell’ambito dell’autonomia contrattuale, come auspicato dall’Unione europeaAlcuni cambiamenti si debbono però fare con leggeMail processo di riforma dura ormai da troppo tempo,mentre alcune regole vanno riformate con estrema urgenza. L’esame di Stato è ancora affidato a una disciplina transitoria, tutt’altro che soddisfacente; gli Albi sono gremiti di professionistiche si dedicano ad altre attività; l’accesso automatico all’Albo dei «cassazionisti» non ha più ragion d’essere. Anche l’assicurazione della responsabilità civile è un tema da affrontare con urgenzaMa mentre i professionisti mostrano disponibilità al dialogo, la risposta degli interlocutori istituzionali è sconfortante, come dimostrano i testi approdati in ParlamentoL’esclusione degli avvocati dai consigli giudiziari è stata una brutta pagina: si è sconfessata la prospettiva di lavoro comune che in tante occasioni si era sperimentata con profitto nelle sedi locali; si sono scoraggiati i programmi di collaborazione con il Csm, la Cassazione, il Consiglio di Stato, la Corte dei Conti e la stessa Corte costituzionale. In questa prospettiva le proposte di una formazione unitaria di magistrati, avvocati e notai, secondo il modello tedesco, appaiono velleitarie. I modesti risultati delle «scuole Bassanini » stanno lì a dimostrarlo. E comunque l’insofferenza di alcune associazioni di magistrati verso la categorie forense sembrerebbe stroncarle in radice. D’altra parte un conflitto permanente con Governo e Parlamento non può che danneggiare tutti, cittadini in primis. Il ruolo dell’avvocatura è essenziale nella società e Governi e Parlamenti, anziché giungere sull’orlo della crisi per cause apparentemente attribuite all’avvocatura, dovrebbero piuttosto pensare a come avvalersene per conseguire vantaggi e prosperità per il Paese.