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Oggi serve più preparazione 2 luglio, 2007

Posted by campodelleidee in Sicurezza e Giustizia.
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di Franzo Grande Stevens  

Un avvocato è, più degli altri, figlio del suo tempo, anzitutto consapevole che l’economia precorre il diritto. Ed essa è mutata profondamente: il nostro Codice Civile del ’42 considerava prevalente un’economia fondata sulla proprietà e sugli altri diritti reali. La ricchezza era soprattutto quella della rendita fondiaria, urbana od agraria. Con la Costituzione del ’48 si adottò il sistema dell’economia di mercato: la ricchezza veniva dagli operatori economici ai quali s’assicurava il diritto e il dovere di leale concorrenza.

Successivamente, gli operatori economici – le imprese – assunsero dimensioni sempre più grandi e transnazionali: venne il Trattato CEE, oggi Unione Europea, con regole uniformi per assicurare, fra l’altro, uguaglianza di diritti ai cittadini dei Paesi membri e l’attuazione del “libero mercato” che – non sembri un paradosso – tanto più è libero quanto più è regolato e vigilato.

In questi ultimi anni il mutamento è giunto all’estremo: col mercato planetario sono cadute le barriere nel campo finanziario e della comunicazione. Si opera in qualsiasi parte del globo. Anche se manca – né vi può essere – una Autorità sopranazionale che detti regole.

Quali allora le conseguenze per un avvocato privatista, ma anche di altre branche (penale o amministrativa)? A me pare che i cambiamenti riguardino principalmente la preparazione tecnico-culturale dell’avvocato e la sua organizzazione di lavoro. E’ indispensabile ormai conoscere il diritto comparato e comunitario: non bastano più i nostri istituti giuridici nazionali. Bisogna conoscere anche gli altri sistemi giuridici e possedere nozioni interdisciplinari particolarmente nei campi dell’economia e della finanza. E bisogna conoscere gli orientamenti giurisprudenziali almeno dei Paesi economicamente più importanti anche se diversi per mentalità, tradizione, cultura. Occorre inoltre conoscere una lingua veicolare che di questi tempi è l’inglese. Lingua con la quale i modelli giuridici corrispondenti ai modelli economici circolano nel mondo.

Insomma, occorre un bagaglio tecnico e culturale oggi molto più ampio: indispensabile per consigliare ed assistere un cliente in un determinato rapporto internazionale, quale che sia il suo valore economico, o anche in un rapporto domestico: quando si tratti di operazione economico-finanziaria con caratteri peculiari nati, studiati, applicati e giudicati in altri Paesi.

Quanto al dato organizzativo, oltre all’attrezzatura per così dire “informatica” credo non si possa fare a meno di lavorare in équipe. Oggi un operatore economico chiede all’avvocato un responso attendibile e rapido perché i tempi dei traffici sono sempre più accelerati ed egli non può perdere punti in favore di un suo concorrente. Per soddisfare queste esigenze occorrono quindi più avvocati abituati a lavorare insieme a livello differente di esperienza: la loro opera è inevitabilmente collettiva e, per lo più, di carattere stragiudiziale. Così sono organizzati gli studi legali dei Paesi ad economia avanzata che hanno propaggini anche in Italia con i quali noi avvocati italiani inevitabilmente dobbiamo confrontarci. Tuttavia, noi avvocati italiani, abbiamo caratteristiche peculiari che ci consentono di offrire un “valore aggiunto”: quello che induce i grandi studi internazionali organizzati a fare ricorso a noi nei casi più difficili. Due, le nostre caratteristiche.

Primo: un avvocato italiano, in genere, svolge anche lavoro “giudiziale”: la vera nostra “palestra” intellettuale, che ci costringe a studiare ed aggiornarci, scrivere dialetticamente, superare un’obbiezione non prevista. Un avvocato (Fulvio Croce argutamente distingueva fra chi “è” un avvocato e chi “fa” l’avvocato) non si limita ad un lavoro di forbici o di “routine” ma è abituato a intravedere i pericoli e le eccezioni future; il suo è sempre un lavoro con caratteri di originalità.

Secondo: un avvocato italiano in genere ha la dote della “fantasia”. L’esperienza ci ha insegnato che, più d’una volta, in una situazione apparentemente senza soluzioni, un avvocato italiano supera con un’idea brillante un‘impasse, scioglie un nodo ritenuto inestricabile.

Sono osservazioni di un “pratico” che sottolinea però la necessità di una formazione scolastica ben diversa da quella attuale. Il rischio è lo scisma foscoliano: “pratici che operano senza pensare e teorici che pensano che operare”.

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