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Timidezza e determinazione nel Partito Democratico che (forse) sarà; 1 marzo, 2007

Posted by Francesco C in Istituzioni e Politica.
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Gregorio Galli
Devo ammettere che, fino a pochissimo tempo fa, l’idea stessa di un “Partito Democratico all’italiana” mi suscitava sensazioni che non esito a collocare a metà; strada tra la preoccupazione e il disgusto. Un nuovo partito basato su pochi e pessimi principi (tra gli altri): subalternità; alle direttive vaticane, disperata mancanza di idee e personalità; delle dirigenze, adozione di un lessico veltronian-kennedyano (scelta dettata da un’incomprensibile adorazione per quello che qualcuno ha definito “il presidente più; sopravvalutato della storia americana”) e, non ultimo, il masochistico proposito di orbarsi di una chiara collocazione nelle famiglie politiche europee.
Cambiare idea, si dice, è; segno d’intelligenza. Bene, non mi voglio sopravvalutare: dirò; solo che, pensandoci su più; attentamente e osservando e ascoltando ho cominciato, magari tardivamente, non tanto a cambiare idea ma piuttosto a capire alcune delle ragioni, almeno le più; confessabili, che avrebbero potuto rendere forse anche augurabile se non esaltante, la prospettiva della nascita di questa curiosa accozzaglia. Quantomeno un male minore rispetto alle possibili alternative, una riedizione della montanelliana tappata di naso, nel peggiore dei casi.
E dunque eccoci qui, aperti, ognuno in grado e con accenti diversi, alle novità; possibili abbiamo firmato e ci siamo poi recati, piccola pattuglia di campisti, a sentire cosa c’era da dire e da ascoltare il 23 febbraio, alla sala dei mutilati, nel corso della riunione dei sottoscrittori del noto “appello per il partito democratico”, circolato in questi giorni a Siena.
Intanto un dato ambientale: la sala, che di riunioni politiche ne ha viste a bizzeffe e certo di assai più; tempestose, è; stipata e soffocante. Anche in queste condizioni però; gli intervenuti sono sufficientemente incuriositi e interessati da riuscire a sopportare una discussione che si prolungherà; fino a notte inoltrata. E già; questo è; un segnale.
L’eterogenea composizione dell’assemblea, poi, è; un altro segno dell’apparente fattibilità; del PD: diessini in larga maggioranza, cattolici, socialisti, repubblicani e altro. Una miscela che, fino a pochi anni fa avrebbe certamente provocato insulti, urla e incidenti veri e propri. E invece stasera no: nessuna intemperanza e applausi agli interventi più; duri. Questo può; sorprendere solo i più; ingenui: che l’insofferenza più; grande per lo stato delle cose sia proprio quella dei “militanti” non è; più; un segreto per nessuno; se ne sono accorte addirittura le dirigenze dei vari partiti, infine.
Fin dall’introduzione del presidente Ceccherini anche l’essere più; scettico del mondo non avrebbe potuto fare a meno d’essere colpito dai toni: siamo qui per parlarne e per riflettere, niente più; e niente meno. è; già; molto. Poi breve cronistoria e analisi del bisogno per il PD e quindi via libera alle considerazioni della sala.
Non siamo qui per fare il verbale della seduta. Ci basta riferire dei “desideri positivi” emersi nel corso della serata che, a nostro avviso, potrebbero essere riassunti in due fondamentali, come di seguito:
Primo: la volontà; e il bisogno di liberarsi dei “ferrivecchi del ’900″ e introdurre una discontinuità; culturale e politica (Resti, Monaci, Bezzini et alt.), in modo da rendere, almeno in parte, meno becera e rozza la politica italiana. è; stato osservato come, in fondo, uno dei problemi della politica sia l’uso di categorie vecchie per situazioni nuove, il rimanere abbarbicati a concetti e distinzioni oramai tramontati (riferimento alla mozione del correntone DS?). In questa prospettiva, il problema dell’assenza di collocazione in Europa diventerebbe secondario, ci sembra di capire, perché; noi, la nazione che generò; tanti piccoli berlusconoidi di destra e di sinistra, siamo improvvisamente “più; avanti”, “laboratorio europeo”, eccetera… Con l’Italia ci sta tutto.
Secondo: lavorare sulla forma “partito”, per compiere un coraggioso salto in avanti e dare vita a una struttura “leggera” e dalle classi dirigenti rinnovate grazie, tra le altre cose, all’impiego estensivo del principio “una testa un voto” (Carnesecchi, Bezzini et alt.), comunque già; contenuto in quel (“orribile”, “mieloso”) manifesto del PD, scritto dai noti “12 tromboni”. Un partito di nuova concezione insomma, che abbia la forza e i meccanismi per dare a una parte del paese una guida e un riferimento politico e morale. Una nuova forma di politica basata sul superamento della militanza come attività; totalizzante, ma aperta alla partecipazione di tutti i cittadini (Bezzini).
All’osservatore più; attento non sarà; sfuggito come questi argomenti abbiano ormai superato il livello dei commenti a mezza bocca in riunioni di provincia e, con qualche anno di ritardo, siano finalmente comparsi in tv e sui giornali, insieme all’altra faccenda di cui fino a poco tempo fa difficilmente si poteva anche solo parlare: la meritocrazia.
A questo proposito, l’altra sera non è; mancato chi si è; scagliato contro la “minaccia” tecnocratica, insorgendo a difesa dei “meccanismi democratici e di popolo”. Curiosa posizione, quando abbiamo un governo (per quanto malfermo sulle gambe), il cui membro apparentemente più; popolare, il ministro Bersani, è; proprio uno dei paladini di questa “tecnocrazia”, che qualcuno chiamerebbe, forse, meritocrazia. Motivo? Gli italiani sono stanchi di essere governati da una classe dirigente che “pensa poco e legge poco” (frase estrapolata da una trasmissione tv, ma il cui spirito aleggiava anche l’altra sera).
Durante la riunione è; stato anche detto che Berlusconi, il berlusconismo, non è; quanto di peggio sarebbe potuto capitare a questa Italia e l’uditorio ha brontolato sconcertato. Il punto forse non è; questo, ma è; una considerazione che ci rimanda subito alla questione delle “classi dirigenti”. Solo in Italia un individuo della pasta di Berlusconi può;, addirittura, far “sognare le casalinghe”, non per i soli suoi talenti d’imbonitore, bensì; grazie al fatto che ogni “leader” della sinistra attuale può;, nella migliore delle ipotesi, “far addormentare le casalinghe”.
Questo è; il punto che mi pare sia stato centrale l’altra sera e che, non sorprendentemente, trova in questi giorni molto spazio sui media: il problema della selezione delle classi dirigenti. Una classe dirigente da poco, si sente dire, si perpetua inevitabilmente eleggendo la mediocrità; a criterio fondamentale di cooptazione: ne abbiamo visto l’esito più; chiaro e più; infame nel modo in cui furono redatte le liste elettorali alle ultime elezioni politiche.
Perché; il PD non si confermi infine una mera e tristissima farsa, è; necessario e vitale che il principio “una testa, un voto” sia applicato da subito e ad ogni livello, non mediante il voto delle “sezioni”, ma aprendo davvero a un vasto uso del meccanismo del genere “primarie” per la selezione delle classi dirigenti del nuovo partito (perché; sia davvero un “partito nuovo”). Non che ci si possa davvero illudere che con questo sistema improvvisamente l’Italia farà; piazza pulita dei suoi singolari e sconcertanti handicap politici ma, quantomeno, potremo dirci: “finalmente quel che abbiamo è; esattamente quel che ci siamo scelti”.
Direi che dopo la riunione dell’altra sera possiamo essere un pochino più; ottimisti, quantomeno nel senso che se DS e Margherita sceglieranno la strada farsesca della fusione di due partiti e non si faranno subito da parte per dar voce ai loro potenziali elettori, allora l’esperienza durerà; assai poco e non farà; altro danno che mantenerci ancora per qualche anno nell’attuale stato di demenza democratica. Se invece i gruppi dirigenti attuali hanno davvero capito che così; non vanno da nessuna parte e decideranno di “rimettere il mandato”, allora l’altra sera abbiamo potuto toccare con mano come davvero ci può; essere qualche speranza, per questo disgraziato paese.
Per quanto riguarda Siena in particolare questa considerazione è; ancor più; vera. Sappiamo che l’opzione A, quella del patto suicida tra DS e Margherita da noi è; già; realizzato, sotto forma del cartello di potere che domina la città; e tiene i partiti senesi in uno stato di debolezza e accessorietà; ancor più; marcato di quello che soffrono a livello nazionale. Ebbene, anche per Siena si presenta una scelta: o un “debole” partito democratico che virtuosamente tenta di farsi spazio nella statica società; senese coinvolgendo nuove intelligenze, oppure un mero strumento di perpetuazione delle logge amicali che hanno fatto di Siena un banchetto i cui commensali non sembrano saziarsi mai. Questa è; la vera sfida alla volontà; di cambiamento: staremo a vedere cosa ne sarà;.

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