L’ambiente cittadino come problema culturale 18 dicembre, 2006
Posted by Francesco C in Ambiente, Urbanistica, Territorio, Identità, diversità, cooperazione.Tags: piano strutturale
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Prof. Mario Ascheri.
Pubblichiamo qui un intervento gentilmente inviatoci dal Prof. Mario Ascheri.Perché ho parlato di questione culturale nel titolo? Perché è vero che molti dei problemi ambientali e urbanistici che affliggono oggi Siena sono in primo luogo imputabili a scelte politiche ed amministrative, di autorità politiche e di uffici. Ma credo che ci sia una responsabilità più grande, che è appunto culturale, sia dietro le scelte specifiche, sia dietro di noi come ‘società civile’ se tolleriamo che queste cose succedano e non sappiamo protestare in modo adeguato.
Sono sicuro che a chi lavora molto in incarichi pubblici e in uffici darà fastidio la nostra protesta, ma egli deve civilmente capire che non possiamo fare altro: è nostro dovere e non certo edificante.
Culturale quindi il problema, come (prima ancora che politica) culturale è stata la grandezza passata di Siena, della quale restano purtroppo solo tracce sparse, massi erratici. Come altrove, anche a Siena oggi la cultura è essenzialmente intesa solo come spettacolo e/o letteratura. Altrove non meraviglia; il problema è che qui eccezionalmente invece cultura dovrebbe essere anche e in primo luogo rapporto col passato e il suo lascito. Che non vuol dire rapporto sempre ossequiente, per carità, ma critico, e perciò fonte di arricchimento per il presente.
Vediamola questa cultura che ha fatto grande la città, oltre a quella mercantile-bancaria – che si dimentica troppo spesso che nel ‘grande’ passato di Siena è stata privata, divenendo pubblica solo durante la decadenza ‘fiorentino-nobiliare’ sei-settecentesca. Questa è una città di regole urbanistiche fin dal Duecento almeno (mi ci sono intrattenuto con bibliografia aggiornata in un capitolo di Siena e la città-Stato del Medioevo italiano, Siena 2003); è la città che ha detto come si dovevano fare i mattoni, quali erano le dimensioni ammesse delle finestre, quali i ‘colonnini’ da mettere alle finestre ecc.
Ma non risultano regole ad es. per i colori, come non risultano per le decorazioni. Non erano imposte, forse perché si sapeva che la società civile non ne aveva bisogno.
I privati non sbagliavano di regola perché ne andava del loro onore, della loro rispettabilità civica.
Il committente di palazzo Sansedoni prima ancora di metà Trecento (mentre si affrescava il Buongoverno a Palazzo dei Signori), nel contratto col suo architetto conservato con tanto di disegno (ed è di nuovo stupefacente), volle che le decorazioni fossero ‘belle’! Ma che ci fossero preoccupazioni del genere presso il governo cittadino è persino ovvio dirlo. Piuttosto si potrà ricordare che persino l’architettura militare – si badi – per i Senesi doveva rispondere anche a criteri estetici, con particolari accorgimenti decorativi che nulla avevano di militare – ci dicono gli storici dell’architettura.
Culto del bello, quindi, come dovere civico. Ma oggi la città è da questo punto di vista – mentre è certamente migliorata dal punto di vista olfattivo… – una pallida immagine di cosa dovette essere la città colorata del passato. Basti pensare agli affreschi esterni quasi tutti perduti che decoravano le facciate dei palazzi anche privati e le porte della città, come i molti residui che abbiamo visto, talora pessimamente conservati, fanno pensare.
Ugualmente Siena è la città che si è privata di qualcosa di serio nel momento in cui ha bloccato il suo slancio verso il cielo chiudendo, com’è avvenuto di regola, i loggiati agli ultimi piani dei palazzi: ne era ricchissima, mentre ora si hanno solo sparsi esempi conservati aperti, ad esempio nell’Aquila o vicino alla chiesa di Provenzano.
Come le logge, la città ha chiuso talora lungo le strade i propri affacci sull’esterno, sulle valli verdi e i panorami lontani così come i nobili facevano dei loro introni con i bei pozzi interni che sono un patrimonio nascosto della città.
Pensiamo cosa si vedrebbe dalla strada sottostante il parcheggio del Campo se non ci fossero dei muri di confine molto alti, insomma se ci fosse solo un muretto con siepe com’è stato fatto di fronte al cimitero della Misericordia, aprendo la veduta su San Marco e il verde sottostante: uno degli interventi (certo inconsapevolmente) meno costosi e più belli realizzati negli ultimi anni a Siena.
Visto che siamo in zona, passiamo a vedere il bel palazzotto – una chicchina moderna, del primo Novecento, rara a Siena – qual è la sede dell’istituto Sclavo prima che sia abbattuto chissà per realizzare quali bellezze. C’è solo da sperare che non divenga un altro palazzone alla ex-Bardini: l’elegante palazzo ci permette di affacciarsi a vedere quanto malamente siano trattate le mura a pochi metri da porta Tufi e le selve che si sono prodotte lungo le mura di Porta giustizia: qualcuno si ricorderà anche che l’attuale amministrazione aveva promesso camminamenti lungo le mura… Trattandole in questo modo, peraltro, non sarà facile che si conservino le mura cittadine del Trecento. Ma procediamo.
Non ripeterò alti lai per gli infiniti tubi per le fibre ottiche e del gas o degli infiniti fili elettrici: basta passeggiare per Siena. Dirò solo che Siena ha perso l’amore per i particolari che fanno e facevano grande il lavoro dei suoi artigiani, artisti compresi.
Pensate solo al benvenuto che si dà a Siena approdando dal suo parcheggio più frequentato, quello del Campo.
Il benvenuto è dato da un vicolo sconnesso che fa ammirare il retro in deplorevole disfacimento di S. Agostino mentre si fa il dribbling per non cascare per colpa di alcuni tombini pericolosi per la profondità (con conseguente, ovvio, deposito di acque stagnanti per settimane dopo la pioggia); dopo di loro, se non siete caduti, vi si offre l’indecoroso schieramento di cassonetti della spazzatura nel piazzale della mensa universitaria che pure ha un affaccio fantastico su S. Maria dei Servi e il sottostante perduto ‘borgo di Santa Maria’.
Si recupera un po’ d’aria buona con la facciata di S. Giuseppe, all’arco di S. Agata, ma appena finita la discesa ci s’imbatte nel cadente chiesino di San Salvatore – uno dei monumenti peggio ridotti in città, che fa il paio con il chiostro di san Martino, molto importante storicamente, e che pare esser stato finalmente inserito nell’elenco degli interventi da parte della curia arcivescovile che ne è proprietaria grazie alla presenza significativa della Misericordia.
Poi finalmente si arriverà in piazza del Campo, una meraviglia, certo, ma bisognerà avere la fortuna di non incorrere in una (frequente) giornata di concerto o peggio, di raduni di macchine, biciclette, moto ecc.; persino in un campo di golf è stato trasformato!
Per l’incultura di governo che domina in città, il Campo è considerato uno spazio vuoto, insignificante di per sé, e quindi da quotidianamente riempire in qualche modo, meglio se dando panem et circenses elettorali o spettacoli a turisti accorsi solo per questa occasione (e che lasceranno un bel ricordo di sporcizia inevitabile dietro di sé).
Sarebbe molto interessante poter calcolare a fine anno quanto si è speso per i continui montaggi di palchi giganteschi (che ovviamente non rispettano le dimensioni previste dal regolamento di piazza)…Chi può dirlo?
E non è questo il guaio peggiore del degrado cui la Piazza è ridotta per questo uso improprio; il fatto è che in questo modo la folla viene abituata a non rispettarlo, è invitata quasi in tal senso, perché viene presentato come il luogo della licenza, del passatempo collettivo, dove tutto è possibile. Pensare che di giorno non ci si potrebbe neppure sedere in piazza, dice un regolamento comunale di polizia rispettato pochissimo (e in questo caso quanto a ragione!) per altro, ad esempio per i rumori.
Quel che poi succede di notte è troppo noto, quando Campo e aree adiacenti divengono zone fuori del controllo pubblico, in cui le stesse forze dell’ordine intervengono solo in casi eccezionali e allora in massa e per controlli di routine di per sé non significativi. Lo sbandierato ‘protocollo’ di cui si è gloriato il sindaco mesi fa non risulta aver prodotto effetti, ed è anche ovvio, tenuto conto che il sindaco stesso va sbandierando una ‘sicurezza’ in città ormai da alcuni anni del tutto dimenticata – come dicono reiterati episodi recenti.
L’ambiente senese è anche questo. Ritiratisi dalla città i visitatori del quotidiano mordi e fuggi e nelle loro case i pochi (ormai) residenti abituali, permanenti, per lo più anziani e studenti fuori sede, la città di notte è abbandonata al buon cuore di gruppi incontrollati, con quel che segue in termini di inquinamento acustico, pericoli per la sicurezza, sporcizia abnorme e talora anche danneggiamenti – quando non si arriva all’aggressione almeno verbale a chi osa lamentarsi.
Molti cittadini (a cominciare beninteso dagli amministratori e dirigenti di istituzioni pubbliche o parapubbliche ben note…) hanno preso la via dell’emigrazione dal centro, non già perché le case costino troppo (fuori delle mura non le regalano), ma semplicemente perché negli ultimi anni il centro è divenuto invivibile e nulla si fa per invertire le tendenza in atto – tanto che un’associazione spontanea, gli ‘Amici per Siena’ hanno raccolto centinaia di firme contro questo degrado: cosa impensabile fino a pochi anni fa.
Ma proseguiamo. Anche durante il giorno il visitatore ne avrà visto delle belle, a partire dai motorini contromano, pericolosissimi, perché sfrecciano in direzioni impreviste davanti agli usci di casa, o vengono parcheggiati in modo da togliere i pochi spazi disponibili per le auto. In compenso quelle dei turisti in divieto d’accesso non vengono bloccate per cui il residente che paga per il parcheggio all’aperto in città di una automobile non trova posto.
Ebbene, se si riesce in questo dribbling, avrà modo di stupirsi anche per altre cose: ad es. per i cartelli che lo indirizzeranno alla sinagoga ‘ebraica’ (!), oppure a imbattersi in quella mappa turistica distribuita gratuitamente che gli indicherà la presenza di un cimitero islamico fuori porta Pispini. Evidentemente fortemente auspicato da qualcuno?
Se poi non troverà parcheggio nelle aree centrali della città e dovrà aggirarsi a nord di Camollia com’è giusto per chi abbia interessi anche industriali, ad es. verso la Chiron, troverà una zona di strade intitolate ai pittori antichi in cui bizzarramente vedrà che i prenomi con cui sono conosciuti sono stati abbreviati. Risultato: compaiono solo per esteso (sconosciuti o quasi) i cognomi. Chissà chi conosce N. di B. Landi?
Se dovesse poi andare all’ospedale, lungo la strada s’imbatterà prima in una specie di sentiero di Ho Chi Min, falsamente provvisorio a quanto pare (come lungo la Massetana), poi, in un poggio splendido, in un edificio di recente costruzione che potrebbe essere un albergo di Las Vegas. Le finestre nulla hanno a che fare con quelle degli edifici rurali vicini, che bastava avere l’umiltà di imitare; del resto, aggirandosi fuori porta Tufi il visitatore attento aveva ammirato un’altra apertura completamente ‘fuori’ stile dal punto di vista ambientale: in orizzontale!
In compenso, dalle strade per l’ospedale potrà farsi un’ottima idea di quello che è il magnifico Chianti dal quartiere di San Miniato, ove potrà ammirare un recente immobile che non è una prigione o un cimitero ma un centro bancario; l’ospedale non lo entusiasmerà certamente, ma soprattutto deve sperare di non doverlo utilizzare. Si imparerà che l’utente deve necessariamente percorrere solo per arrivare al portone d’ingresso (non parliamo di cosa succederà dentro) alcune centinaia di metri a piedi.
Le proteste pluriennali degli anziani contro questo ridicolo tour de force non sono mai servite a nulla – salvo ad avere alla fine previsto un bussino: che bisogna però sapere dove prendere… In compenso il visitatore sentirà parlare molto di politica per gli anziani o di uffici per i diritti del malato ecc…
Non solo, il visitatore potrebbe avere anche la fortuna d’imbattersi in costosissimi manifesti che coprono intere mura lungo le strade in cui si sentirà dire – immagino dal Grande Fratello, il rassicurante Comune d’ispirazione totalitaria evidente – che non si lamenti e sia felice perché si trova nella città dove ha sempre desiderato di vivere… Sottinteso: pensate sempre come siamo benevoli noi, al governo del Comune, a consentirvi un ambiente così confortevole…
Insomma, c’è difetto di cultura nella gestione della città. Ma non ne farei questione di singole persone, anche se è indubbio che certi responsabili di Comune e Soprintendenza si sentiranno toccati direttamente; qui non interessano tanto le persone, quanto l’ambiente culturale che le ha prodotte e che ha consentito loro di operare in un certo modo.
A Siena le nomine che interessano e che fanno discutere sono solo quelle per certe posizione lucrose e di potere che tutti conoscono e in cui non si è messi per le qualità eccezionali (i ‘migliori’ di Siena!), ma piuttosto per la fedeltà a questo o quel partito che interessa (anche d’opposizione se serve per comprarne l’acquiescenza…). Chi mai ha sentito dibattiti sulle qualità delle persone cui affidare le delicatissime posizioni negli organi di consulenza per l’edilizia, l’urbanistica etc.? Si leggono talora, provenienti dall’interno dell’establishment, dei rilievi, delle leggere critiche al trend dominante, ma esse rimangono del tutto marginali e ininfluenti; se esiste un ceto di intellettuali, si può star tranquilli che a Siena ha smesso da tempo di farsi sentire. Io ho alcuni buoni motivi da indicare per spiegare questa situazione, ma sarebbero fuori luogo qui.
In compenso, oltre ai manifesti rassicuranti e ai giornaletti che attaccano senza pietà in modo anonimo e vile chi osa avanzare la minima critica (compreso il sottoscritto, naturalmente, del quale si conosce la notoria pericolosità sociale…), si fanno pubblicazioni certamente costose ma dal nostro punto di vista del tutto inutili, perché – non me ne vogliano i curatori, che si sono certamente impegnati – ingestibili per un discorso con e tra i cittadini.
Basterà sfogliare il volume che va sotto il titolo Relazione sullo stato dell’ambiente, distribuito gratuitamente dal Comune di Siena, per rendersene conto.
Sconcertante anche che si mandino in tutte le case dei Senesi, con costi evidentemente non lievi, libricini colorati del tutto inutili per la loro genericità: su certi principi (vivibilità ecc.) è ovvio che tutti sono d’accordo! Il problema è sui mezzi, sulle priorità, su cosa si dovrebbe fare di concreto, sui costi…
L’ultimo pamphlet sul cosiddetto Piano strutturale è un capolavoro di vacuità e uno stesso esponente storico del partito che conta in città più di ogni altro ha dovuto riconoscerlo in un suo intervento recente sulla casa… Sarebbe poi troppo facile rimproverare il vuoto populismo che ha messo in moto la mastodontica costruzione della ‘città dei cittini e delle cittine’, conclusosi prevedibilmente con richieste come il verde e la pulizia intorno alle scuole: quel che dovrebbe garantire l’ordinaria amministrazione!
Ebbene, nella stessa logica stravolta si sono fatte spese enormi per opere colossali e discutibili (tipo Costone ecc.) da un lato e dall’altro si è lasciata in piedi la Camera di commercio, uno degli obbrobri del Dopoguerra, o si sono spese valanghe di soldi pubblici per l’avveniristico quartiere di San Miniato (riconosciuto ufficialmente dall’Amministrazione come bisognoso già oggi di interventi di riqualificazione…), mentre sui tempi lunghi si è visto che l’edilizia popolare, senza grandi riflessioni teoriche, senza pretese, ha prodotto risultati tutto sommato non malvagi, forse perché sostenuta dall’amore dei residenti interessati: com’è avvenuto ad esempio al Petriccio.
Dove c’è stata l’intenzione di fare bene, di fare il ‘meglio’, si sono in genere fatte cose modeste, nel grande e nel piccolo.
Nel Dopoguerra il tanto parlare di urbanistica ha dato un prodotto nei risultati inversamente proporzionale ai propositi; infatti, oggi si ritiene di dover persino salvare l’intervento fascista su Salicotto, visto quel che s’è fatto dopo di regola…
Quindi il problema è culturale prima ancora che politico. Ma anche economico: come si fanno a salvare affreschi e monumenti se le risorse si sprecano nel modo indicato? Intanto, certi monumenti sono praticamente dimenticati; quando mai si capirà che le porte, come Pispini e Romana o l’antiporto di Camollia sono come dei palazzi, con tanto di piazzette interne, dei quali si dovrebbe studiare un possibile utilizzo serio che ne garantisca anche la migliore conservazione? E che andrebbe tutelati i loro dintorni? Se si guarda ad esempio cos’è stato fatto anche fuori porta Pispini, una struttura recentissima del tutto estranea alle nostre tradizioni edificative, non c’è da preoccuparsi?
Intanto si cancellano tracce importanti del passato, come quando si fanno intonacare le torri e case-torri, importanti residui di strutture tra le più caratteristiche del 1100 e 1200 ora oggetto di un’interessante pubblicazione ricognitiva.
Per concludere. Se Siena vuole salvare l’eccellenza che ha raggiunto in passato deve cambiare strada, con interventi più rispettosi, di minor numero probabilmente, ma più meditati, più partecipati, e pertanto fatti oggetto di dibattito per tempo: non quando tutto è già stato deciso.
Da tempo, da anni, chiediamo ad esempio che degli interventi pubblici previsti si mettano nel sito del Comune i disegni con sviluppi virtuali per renderne evidente i risultati; cose banali da realizzare con i mezzi di oggi: non si è visto per ora niente anche se continuano le promesse – l’ultima promessa ora è per fine settembre. Vedremo.
Intanto sarebbe già tanto che agli incontri con il pubblico gli amministratori lasciassero la parola anche ai cittadini. Io sono stato da giovane un amministratore provinciale e non mi sarei mai permesso di togliere la parola a un interveniente in argomento, neppure accusabile di divagare. Eppure è avvenuto (lo so bene, perché l’interessato ero io), nella sala delle lupe a Palazzo pubblico la sera del 1 marzo scorso: segno dei tempi e di un’incultura, non solo politica, che sta lasciando tracce profonde.