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Neofunzionalismo, esibizione e rappresentazione nell’area vasta 15 dicembre, 2006

Posted by Francesco C in Ambiente, Urbanistica, Territorio.
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Luigi De Mossi
Nell’ambito del dibattito sul piano strutturale ospitiamo volentieri l’intervento dell’avv.Luigi De Mossi.
<<Nelle settimane scorse “il Campo delle idee” ha alimentato un interessante dibattito per la realizzazione del nuovo piano strutturale nella cosiddetta area vasta o Siena più; grande.
Prima ancora di parlare dei contenuti urbanistici e di merito, sarebbe necessario, secondo me, parlare del metodo che dovrebbe essere seguito per inquadrare l’area vasta e chiarire, a livello metodologico, le direttive ed il taglio, anche stilistico da dare non a questo o quell’insediamento, ma alla filosofia d’insieme che dovrebbe orientare le scelte urbanistiche.
Augusto Mazzini ha parlato del modello insediativo di Philadelphia concepito da Louis Kahn che era tutt’uno col “nuovo ordine dei movimenti”, si potrebbe ancora dire Usonia di F. L. Wright nella quale il concetto funzionalista, più; ancora che organico, prevale su quello squisitamente architettonico. Ma, senza cercare modelli così; alti, basta ricorrere alla tradizione storica senese per ritrovare quella cifra costruttiva, quel senso dell’armonia e delle proporzioni necessarie per modellare l’area vasta.
Questa armonia e queste proporzioni sono già; presenti nel tessuto cittadino in cui il rigore del gotico, certamente non fiorito, è; al servizio di funzioni e tecniche che ben si sposano con la definizione di Le Corbusier quando, spiegando il concetto di architettura funzionale, la intende come una serie di vantaggi funzionali, razionalmente dimostrabili, anziché; sulle valutazioni del gusto; che si rispecchia “nella casa come macchina per abitare”.
Mi si dirà; che Siena non è; stata affatto concepita con un unico disegno tutto gotico o come un insediamento “organizzato”; ma è; nata in maniera accidentale anche dettata dalle condizioni oggettive e forse proprio per questo mantiene intatto il suo fascino.
A mio modo di vedere, se vi è; casualità;, nei palazzi e nel tessuto urbano vi è; invece un’estrema omogeneità; e razionalità; delle scelte di metodo di talché; i palazzi, quando sono della stessa epoca, sono costruiti quasi esclusivamente con materiali vicini a buon mercato, nel rispetto delle esigenze costruttive di quel periodo. Case solide, fortificate, svettanti nel cielo, finestre piccole ma ambienti ventilati e ben illuminati; insomma residenze come macchine per abitare adatte alla logica e allo stile dei tempi: una sorta di funzionalismo ante litteram, certamente inconsapevole ma non per questo, o forse a sua cagione, meno affascinante.
Pertanto, il piano strutturale, oltre a contenere le ovvie indicazioni di sistema, dovrebbe regolare il metodo costruttivo, adeguandosi al passato in una sorta di neofunzionalismo moderno ma in linea con le tradizioni storiche della città;. Ovviamente nessuno vuole costruzioni in stile panforte, ma un’architettura solida in linea con i materiali poveri di oggi eppure rigorosa. Questo è; quello che si chiede alla matita pubblica: non tanto o non più; un forzato modello di sviluppo, ma la regolazione di una casbah casuale ma omogenea di edifici e, quindi, tanto più; vitale e vissuta.
Non è; concepibile o non lo è; più; la pretenziosità; “artistica” di alcuni palazzi e palazzotti tanto supponenti da lasciare sgomenti, non è; più; concepibile l’opera fosse anche di un genio, eclettica rispetto al paesaggio che lo circonda. Giustamente l’Architetto Mugnai ha invitato gli amministratore e progettisti a non subire passivamente la volontà; del committente, particolarmente quando questa contrasti con l’interesse generale della società;.
è; necessario insomma un neofunzionalismo che superi e scavalchi le singole individualità;, non per mortificare l’idea architettonica, ma per esaltare la plasticità; e l’organicità; di un tessuto.
Pensate a quello che poteva essere e non è; stata Massetana Romana, se quelle dure costruzioni fossero state concepite non per sfruttare al massimo le volumetrie consentite ma viceversa per facilitare, in una sorta di mercato aperto, gli scambi commerciali e l’attività; pubblica.
Ma ancor di più; se quell’area fosse stata adibita a parco urbano servita da metropolitana leggera che collegasse le Badesse con l’aeroporto e la zona industriale dell’Isola d’Arbia, e se a monte della Massetana Romana e ai piedi della collina fosse stata inserita una zona residenziale di materiali nuovi e leggeri da cui le famiglie potessero spostarsi con mezzi pubblici per recarsi in centro e nei rispettivi luoghi di lavoro, un quartiere che senza scomodare Terragni o il De Carlo del “Matteotti” , fosse a cavallo fra il passato ed il futuro.
Insomma il piano strutturale non più; e non è; solo come moderno strumento di lavoro. E se l’architettura come rappresentazione o, peggio, come esibizione deve finire, bisogna che torni ad essere il sogno di una cosa nelle cui pieghe il rigore e il rispetto di una cifra data vengono valorizzate. >>

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