L’area Vasta Che C’e’ Già: Non Basta? 1 dicembre, 2006
Posted by Francesco C in Ambiente, Urbanistica, Territorio.Tags: piano strutturale
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Prof Franco Belli
Ospitiamo volentieri l’intervento del Prof Franco Belli, Ordinario di Legislazione bancaria, già; Preside della Facoltà; di economia dell’Università; di Siena.
<<Area vasta. “L’unico consiglio che mi sentirei di dare è; di fare un consulto a livello altissimo, come si fa con i malati gravi e importanti”. Sono parole di Augusto Mazzini. Di “nuovo consulto … al letto di una città; che soffre e rifiuta etichette ormai patetiche come quelle di città; felice e … sicura”, parla anche Mauro Barni. Dal canto suo Gioachino Chiarini evoca “un Centro di competenza ampio, articolato, indipendente, autorevole che possa essere valutato e riconosciuto come tale ed utilizzato anche nei casi più; controversi”, ed abbozza anche una proposta. Concordo con questa prospettiva. Ciò; posto però;, dato che non son parte della schiera dei “dotti, medici e sapienti”, dico la mia da “paziente”, da modesto paziente che vede e vive le contraddizioni fra Siena, intesa come città; murata, e le variegatissime aree prospicienti alle mura o da esse più; o meno lontane. Cioè; a dire, le contraddizioni dell’area vasta che c’è; già;; quella che si è; andata formando in forza di scriteriate sedimentazioni, di palesi discrepanze fra intenzioni e risultati, di altrettanto evidente incapacità; di governare gli interessi, che, com’è; nelle cose, sono sempre molteplici e in conflitto perenne. L’area vasta che c’è; già; è; lo specchio fedele (purtroppo) del montante egoismo, del peggioramento dello stile di vita e della disgregazione crescente che caratterizza la nostra società;. Ovviamente Siena, anche Siena, è; coinvolta sino al collo, e, nel suo piccolo, deve fare i conti con i grandi problemi che caratterizzano le città; e le aree di dimensioni più; vaste. Anzi, forse, la soluzione di questi problemi appare più; urgente qui che non altrove, a tener conto della qualità; dei punti di partenza e della velocità; con cui il degrado ci ha aggredito.
Partiamo da un dato importante, qual è; quello della chiusura del traffico coraggiosamente attuata, se non erro, negli anni Sessanta. Era un segno distintivo. Non c’è; bisogno d’essere del mestiere per rendersi conto che la città; chiusa al traffico è; ormai una chimera; il “traffico limitato” è; spalancato da tempo ad una selva illimitata di eccezioni. Un ulteriore segno distintivo di rilievo era rappresentato dal particolare atteggiarsi del rapporto città;-campagna: la campagna che entrava nella città; o la lambiva in maniera vien da dire quasi “protettiva”; e la arricchiva, così; come un giardino od un parco arricchisce una villa. Oggi in parte le lingue verdi cittadine sono divenute dominio delle contrade; di fatto sono state privatizzate. So bene che il tema è; impopolare, ma forse merita una riflessione.
Mettiamo il naso fuori dalle mura. L’immediata periferia si è; trasformata in un pot-pourri indecoroso del quale la Massetana-Romana rappresenta l’esempio più; triste ed eclatante. Ciarpame. Si pensi al traffico in entrata e in uscita, ad una viabilità; sempre più; pericolosa (abbiamo statistiche sugli incidenti sulla Cassia da Monteroni a Siena?), che letteralmente scoppia. L’unica vera trama dell’area vasta che c’è; già; è; appunto costituita dalle lunghissime code di veicoli che testimoniano la tendenza al nomadismo coatto o meno della popolazione senese, e da interventi per insediamenti, abitativi e non, scoordinati, brutti, niente affatto rispettosi del paesaggio e, ultimo ma non per importanza, quasi sempre più; che carenti dal punto di vista dei servizi essenziali (zone verdi, farmacie, edicole, parcheggi, vigili urbani, ecc.).
Che fare, dunque? Area vasta. Tutti coloro che mi hanno preceduto ritengono trattarsi di un progetto importante, forse anche troppo importante, e, per questo, venato d’utopia, tanti sono gli ostacoli da superare e gli interessi da ricondurre se non ad unità; a pacifica convivenza. Abbiamo bisogno di una sorta di piano ri-regolatore, che innanzitutto, magari a piccoli passi, smonti per ricostruire. Mi avete chiesto di dire la mia ed io la dico, per quel nulla che conta. Va da sé; che in realtà; non è; possibile tenere distinti gli interventi sul centro storico cittadino da quelli sulle “masse” e sui comuni limitrofi maggiormente interessati, ergo il mio è; un puro esercizio da incompetente.
Per quel che concerne il centro storico mi sembra che: 1) sia indispensabile riportare alle origini la chiusura del traffico; 2) si debba incentivare il rientro nel centro storico di nuclei familiari e di attività; commerciali e artigianali coinvolte in questi ultimi tempi da una diaspora impressionante (so bene che noi senesi – anche se affittacamere incalliti – ci incaponiamo a dar la colpa agli studenti, che invece, inutile dirlo, rappresentano una ricchezza in tutti i sensi) e, di converso, bloccare il proliferare di esercizi commerciali di nessun pregio; 3) occorra promettere a noi stessi in maniera convinta che mai più; avremo un intervento pesante come quello della stazione, uno basta e avanza.
Per quel che viceversa concerne la periferia, le “masse” e il rapporto con i comuni limitrofi, la viabilità; – con i servizi connessi – resta il problema dei problemi. Credo che, innanzitutto, vada fatto un tentativo organico e consapevole di separare le varie tipologie di viabilità;, partendo in negativo dall’esempio della Massetana-Romana.
Per concludere ritengo che questi interventi, invero non piccoli, rappresentino necessari presupposti per avviare la progettazione di un’area vasta come Dio comanda, capace di dipanarsi in maniera urbanisticamente corretta, di rispettare il paesaggio, di pensare il futuro, e capace di rispecchiare le esigenze non egoistiche della popolazione e di ricomporre il modo di essere culturale, sociale ed economico di una comunità; vasta che come tale si riconosca. Ma a dire si fa presto…>>